Ora: davanti alla proposta del ministro della Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, di modificare l'articolo 1 della Costituzione ("L'Italia e' una repubblica democratica fondata sul lavoro"), c'erano essenzialmente due possibili reazioni e risposte a disposizione della minoranza parlamentare e dei supporter della stessa sulla blogosfera.
A) Reazione e risposta di una opposizione di sinistra normale, e di una blogosfera di sinistra normale:
«A Brune', facce ride»: ovverossia, sentiamo cos'hai da dire , e se, com'e' molto probabile data la caratura del personaggio, ci fai venire l'orchite, ti lasciamo parlare a vanvera mentre noi andiamo a farci una bella mangiata da "Tonino u puorco".
B) Reazione e risposta dell'opposizione di sinistra italiana, e dei suoi supporter della blogosfera:
NO PASARAN! FASCISMO! NAZISMO! DEMOCRAZIA IN PERICOLO! L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI!
Ovverossia, e come sempre, reazione detta anche della "Liberta' che guida il popolo", dall'omonimo e celeberrimo quadro del pittore francese Eugene Delacroix, e perfettamente in sintonia con le pippe anarco-barricadere della sinistra del Belpaese.
Certo, non necessariamente strillata, e a volte (rare), caratterizzata da uno spiccato senso dell'umorismo, ma il cui tono dominante e di fondo rimane inalterato e significa: "La Destra vuole distruggere le fondamenta dello stato democratico. La Costituzione non si tocca!".
Tutto cio', chiaramente visibile nei commenti dei vari blog di sinistra , mi lascia estremamente perplesso per due motivi, e mi convince della bonta' dell'iniziativa del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini che mira a reintrodurre le lezioni di Educazione Civica nelle scuole italiane.
(«Yossarian e' fascista, e' un servo di Abberlusconi! Sostiene la Gelmini! Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!» etc etc).
Fra l'altro, vi faccio cortesemente notare che nessuno sa cosa, o come, Brunetta voglia cambiare dell'Articolo 1, perche' lui non lo ha detto. Ha solo espresso una opinione personale, e di carattere generale.
Ma la CGIL sostiene che si tratta di "demagogia reazionaria".
Cosa esattamente? Mi piacerebbe esserne edotto, magari per condividere l'opinione della CGIL (o magari no), ma purtroppo, questo, Brunetta non lo ha specificato.
Comunque, andiamo con ordine e cominciamo dall'Educazione Civica.
Dall'indignazione e dai commenti sui blog di sinistra, si evince chiaramente la convinzione da parte di costoro, secondo la quale qualsiasi lacche' appartenente all'esecutivo del Principe delle Tenebre brianzolo, e' in grado di cambiare la Costituzione "ad cazzum" solo perche' si e' svegliato di pessimo umore e con l'alito cattivo.
Questa e' una colossale sciocchezza, e mi fa sorgere seri dubbi su quella preparazione culturale e democratica costantemente sbandierata dagli "Opliti del Bene" come elemento distintivo dalla massa bruta, televelinica e talpina della plebe appartenente alla destra.
Brunetta non puo' infatti cambiare la Costituzione come un paio di calzini, e il perche' lo riporto da Wikipedia a proposito dell'articolo 138 della Costituzione, circa l'adozione delle leggi di revisione della stessa:
«...sono necessarie due deliberazioni di entrambe le camere ad un intervallo non minore di tre mesi ed a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna di queste nella seconda votazione. Le modifiche al testo della costituzione non devono comunque compromettere lo spirito repubblicano e gli ideali sui quali essa si fonda. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.(art. 139).
La dottrina prevalente ritiene che i principi fondamentali (art. dall'1 al 12) siano una base irrinunciabile per lo spirito repubblicano su cui la Costituzione si fonda. Per questo motivo non possono essere modificati»
Ergo, Brunetta puo' dire cio' che vuole - e lo fa con una frequenza preoccupante per un uomo che occupa la sua posizione - ma l'articolo 1 non si cambia, e lo ha ribadito perfino il ministro della Semplificazione: il leghista Roberto Calderoli, che, mentre semplificava una lungo discorso da tenere ai rappresentanti della Confindustria indiana in visita in Italia con un semplice «vada via al cü, brut terun», ha trovato il tempo di spiegare che «L'articolo 1 fa parte della nostra storia e penso che se si vogliono fare le riforme adesso bisogna limitarsi a cambiare la seconda parte della Costituzione».
La seconda perplessita', di carattere etico-politico-filosofico, riguarda in generale l'atteggiamento di molti militanti della sinistra secondo cui la Costituzione della Repubblica Italiana e' una sorta di Bibbia, Mahabharata, Corano, o Libro Tibetano dei Morti.
Una sorta di Verbo scolpito nella pietra, come le tavole della legge di Mose', assolutamente impervio a ogni pur minimo cambiamento, pena la condanna per eresia.
(«Yossarian e' fascista, e' un servo di Abberlusconi! Vuole cambiare la Costituzione! Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!» etc etc).
E questo, a mio avviso, e' un atteggiamento antitetico alla concezione progressista secondo la quale il "corpus iuris" civile, penale, amministrativo e costituente di uno stato laico, moderno e democratico, ha bisogno di essere costantemente aggiornato e revisionato per continuare a garantire ai cittadini di uno stato moderno, laico e democratico, l'equita' e l'imparzialita' delle leggi che lo governano, di fronte agli inevitabili mutamenti sociali ed economici imposti dalla Storia.
Altrimenti, tanto valeva tenersi il Codice di Hammurabi.
Senza contare che la Costituzione e' stata modificata diverse volte nella sua storia sessantennale, come nel caso della Legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, che fra le altre cose istituiva la Regione Molise.
Un provvedimento davvero inspiegabile, poiche' come tutti sappiamo, il Molise non esiste, ma quella fu la volonta' dei legislatori che rappresentano il popolo sovrano, e chi sono io per oppormi alla volonta' popolare ?
Infine, una divagazione squisitamente etico-filosofica:
ponendo che fosse possibile cambiare l'Articolo 1, ovviamente dopo una attenta valutazione da parte dei legislatori, e presumendo che la proposta non reciti: «L'Italia e' una Repubblica delle Banane fondata sulle televisioni allucinanti di un priapico imprenditore populista brianzolo, nonche' sulla dittatura della magistratura e le rivelazioni scandalistiche manovrate da un'opposizione farsesca», perche' non si puo' quantomeno, discuterne?
Non sto affatto sminuendo o sottovalutando la grande carica simbolica e identitaria dell'Articolo 1.
Personalmente mi va bene cosi', e penso riassuma in maniera efficace e chiara i pilastri etici e politici su cui poggia l'identita' della mia nazione, cosi' come li hanno voluti i Padri dell'Assemblea Costituente.
Un paese democratico in cui la dignita' dell'individuo e del popolo sovrano, e' anche garantita dal diritto al lavoro.
Ma oggettivamente, sarei molto, ma molto piu' preoccupato se Brunetta avesse proposto di cambiare l'Articolo 13 della Costituzione, che in sostanza garantisce la liberta' personale e il diritto di non essere arrestati e trattenuti senza un valido motivo.
Se mi sbattono in galera arbitrariamente, mi appellero' all'Articolo 13 della Costituzione, e non al fatto che "L''Italia e' una repubblica democratica fondata sul lavoro".
Arresti arbitrari che invece non credo dispiacerebbero a Di Pietro, e a tutti coloro che stanno trasformando la magistratura in quello che le Forze Armate sono sempre state storicamente per le destre: "I custodi delle virtu' civiche della Nazione".
Capisco, e posso in teoria condividere le remore sui cambiamenti all'Articolo 1, ma da un punto di vista puramente pragmatico non vedo il motivo di tanto scandalo e di urlare, gonfiandosi di parossistica indignazione, «Orrore, nazismo, l'invasione degli ultracorpi!»
In sostanza, e scusate se la faccio di grana un po' grossa, ma a fare una semplice enunciazione di bei principi su una carta costituzionale son buoni tutti.
Quel che conta e' invece la solidita' del supporto etico-legislativo di una costituzione, e come questo viene applicato, e non il suo "slogan" riassuntivo.
La storia del 900 e' piena di "Repubbliche Democratiche" con meravigliosi "principi fondanti", specializzate in repressioni e massacri: quella della Germania Est, quella etiopica di Mengistu e quella del Congo, tanto per citarne alcune.
Anche i Khmer Rossi definivano il loro stato: "Kampuchea Democratica".
E la parola "lavoro", intesa come diritto inalienabile, guarda caso, salta sempre fuori in ognuna delle "costituzioni" di queste "Repubbliche Democratiche".
Perfino Peppe Baffone, in arte Giuseppe Stalin, nella Seconda Costituzione Sovietica del 1936 affermava: «l'URSS è una libera unione di nazioni aventi eguali diritti».
Bello, bellissimo, che magnifica enunciazione di nobili principi da lasciare cosi' come sono.
Rimpiango amaramente di non essere vissuto nell'URSS del 1936.
PS Le dichiarazioni di Calderoli e della CGIL, le trovate sul Corriere on line di ieri.
«Orrore! Nazismo! Brunetta....»